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sabato 28 luglio 2012

CAMPIONI TOSCANI DELLO SPORT : FRANCO BITOSSI

                                                              Franco Bitossi, cuore matto
Brano tratto dal libro di John Foot "Pedalare! La grande avventura del ciclismo italiano" ed. Rizzoli 2011
Fu una delle scene più curiose di tutta la storia del ciclismo, ma negli anni sessanta e settanta i tifosi ci fcecero l'abitudine. Un ciclista professionista si fermava improvvisamente e scendeva dalla bicicletta, nel bel mezzo della gara, e restava lì fermo. Ad aspettare. Tutti gli altri gli passavano di fianco. Era pazzo o semplicemente eccentrico? Voleva perdere? Che cosa stava aspettando esattamente? Voleva perdere? La risposta era bizzarra ed era racchiusa in uno dei soprannomi di quel ciclista, Cuore Matto, che era anche il titolo di una famosa canzone degli anni settanta cantata da Little Tony. Il ciclista in questione era Franco Bitossi e il suo cuore era matto in senso piuttosto letterale. Negli anni settanta gli erano state diagnosticate delle anomalie nel battito cardiaco. Il suo medico (che grazie a lui diventò famoso) gli consigliò di fermarsi del tutto quando il cuore cominciava a battere troppo in fretta. Come prevedibile, questo avveniva con una certa frequenza durante le gare agonistiche, quando di tanto in tanto la frequenza raggiugngeva i 220 battiti al minuto. La cosa straordinaria è che malgrado questo palese handicap[...] Bitossi godette di una lunga e dignitosa carriera, in un mondo in cui doveva competere con pesi massimi del calibro di Eddy Merckx e Felice Gimondi
 
Franco Bitossi (Carmignano, 1º settembre 1940) è un ex ciclista su strada e ciclocrossista italiano. Professionista dal 1961 al 1978, vinse ventuno tappe al Giro d'Italia e quattro al Tour de France; nel suo palmarès anche due edizioni del Giro di Lombardia, nonché la medaglia d'argento ai campionati del mondo 1972 e quella di bronzo nell'edizione 1977. Era soprannominato "Cuore matto", nomignolo originato da improvvisi attacchi di tachicardia[1] che spesso lo costringevano a fermarsi in corsa. Ebbe tuttavia una carriera di alto livello, tanto nelle corse in linea quanto in quelle a tappe, conseguendo in totale 171 vittorie. Iniziò la carriera di ciclista nel 1957 riportando dieci vittorie nella categoria allievi. Dal 1959 al 1961 corse come dilettante riportando ventuno vittorie; passò professionista nel 1961. Nei primi anni da professionista arrivarono poche vittorie: la prima corsa vinta fu una tappa della Tre Giorni del Sud, con la maglia della Philco, nel 1961. Nei due anni successivi non riuscì quasi mai ad arrivare al traguardo nelle corse disputate in Italia. Lo penalizzarono il carattere fortemente emotivo e la lieve cardiopatia che ne condizionava le prestazioni sportive e lo costrinse molte volte al ritiro. Fu nel 1964 che Bitossi si mise definitivamente in luce. Correndo con la formazione Springoil-Fuchs al Giro d'Italia vinse quattro tappe tra le quali la Cuneo-Pinerolo; per altre quattro volte arrivò secondo cogliendo a Milano la decima posizione nella classifica finale. Per tre anni consecutivi (1964, 1965 e 1966) vinse la "maglia verde" come leader della speciale classifica di miglior scalatore del Giro d'Italia. Nel 1965, ormai stabilmente nelle formazioni nazionali ai mondiali, passò alla squadra pratese Filotex, diretta da Waldemaro Bartolozzi. In quell'anno conseguì la vittoria del Tour de Suisse (con due successi parziali) e del Campionato di Zurigo 1965. Partecipò al Giro d'Italia cogliendo il settimo posto nella classifica finale oltre ad una vittoria di tappa. Il 1966 fu l'anno della definitiva consacrazione: vinse due tappe sia al Giro d'Italia (ottavo nella classifica finale) sia al Tour de France (diciassettesimo nella classifica finale), nonché la Coppa Sabatini. Gli organizzatori di circuiti lo invitano a numerose competizioni e la sua popolarità crebbe anche tra il pubblico europeo.[senza fonte] Nel 1967 vinse la Tirreno-Adriatico, il Giro di Lombardia e la Coppa Agostoni, oltre a cogliere il terzo posto nella Milano-Sanremo. Partecipò inoltre al Giro d'Italia cogliendo il quindicesimo posto nella classifica finale oltre ad una vittoria di tappa. Ormai nella piena maturità agonistica, nel 1968 vinse ancora due tappe sia al Giro d'Italia (nono nella classifica finale) sia al Tour de France dove terminò ottavo nella classifica finale e vinse la classifica a punti (primo italiano ad indossare la maglia verde a Parigi), arrivando anche secondo nella classifica della montagna; inoltre vinse di nuovo il Campionato di Zurigo e la Coppa Sabatini e si aggiudicò anche la Coppa Bernocchi. Ai campionati del mondo di Imola, vinti da Vittorio Adorni, Bitossi dovette ritardare il suo attacco per non disturbare la fuga del suo compagno di squadra; nel finale arrivò quarto. Nel 1969 vinse la classifica a punti al Giro indossando fino al termine la maglia ciclamino e vincendo due tappe. A Milano colse la decima posizione in classifica finale. Nel 1970 fu campione italiano e vinse tra l'altro quattro tappe al Giro (ove fu settimo con nuovamente indosso la maglia ciclamino) e la Vuelta a Catalunya; fu settimo anche al Tour de Suisse, dove vinse due tappe e la classifica a punti. Ricevette alcuni importanti premi: il San Silvestro d'oro, il Cougnet ed il Tuttosport. Confermò il titolo di campione italiano anche nel 1971, vincendo la prova unica al Gran Premio Industria e Commercio di Prato. Vinse nuovamente il Giro di Lombardia.

                  Il mondiale di Gap e la "seconda giovinezza
Nel 1972 Bitossi fu protagonista dello sfortunato epilogo dei campionati del mondo a Gap, in Francia. Nei chilometri finali era in testa alla corsa con altri sei corridori: Michele Dancelli, Marino Basso, Eddy Merckx, Cyrille Guimard, Joop Zoetemelk e Leif Mortensen. Gli italiani controllavano la gara, essendo Dancelli e Basso i due migliori velocisti del lotto. A quattro chilometri dall'arrivo, il francese Guimard provò una fuga e Bitossi lo seguì per marcarlo, visto che Guimard era pericoloso e veloce. Vedendo che Bitossi non collaborava alla fuga, Guimard rallentò.
In una intervista Bitossi ha poi ricordato quel momento: «Ero fresco perché stavo alla ruota del francese. Ho pensato: Merckx è un amico di Guimard e non si sta dannando per inseguirlo. Dancelli e Basso sono italiani e quindi non stanno inseguendo. Guimard è stanco. Solo Zoetemelk e Mortensen potrebbero opporsi, ma sono in minoranza».Così Bitossi scattò e si sbarazzò facilmente di Guimard. A 1 300 metri dall'arrivo, il corridore azzurro si voltò e vide il gruppetto a 300 metri. Lungo il rettilineo finale in leggera salita Zoetemelk, Guimard e Merckx lanciarono l'inseguimento, Bitossi si voltò a ripetizione e cambiò più volte rapporto nel tentativo di trovare la cadenza giusta, mentre il vento contrario ne rallentava ulteriormente la marcia. Fu raggiunto proprio sul traguardo dal gruppo guidato dall'azzurro Basso, che lo superò sulla linea lasciandogli la medaglia d'argento.
Nel 1973, ormai trentatreenne, lasciò la Filotex per approdare alla Sammontana, ma le vittorie non erano finite ed il ciclista toscano fu protagonista vincendo quell'anno i Giri del Veneto e dell'Emilia. L'anno successivo venne ingaggiato dalla Scic, con la quale partecipò per la prima volta alle classiche del Nord, dove non sfigurò cogliendo qualche piazzamento. Tornò a partecipare alle corse a tappe: vinse quattro tappe al Tour de Suisse e tre al Giro d'Italia, dove si piazzò al nono posto e colse il secondo posto nella classifica a punti.
Nel 1976 con la squadra Zonca-Santini tornò a vincere il campionato italiano e una tappa al Giro ed alla Parigi-Nizza. Nell'anno seguente cambiò ancora squadra, approdando alla Vibor, con la quale vinse il Gran Premio Città di Camaiore ed alcune competizioni minori. Esordì nel ciclocross, cogliendo un'affermazione nei campionati italiani. Nello stesso anno, convocato ancora in Nazionale, Bitossi conquistò la medaglia di bronzo ai mondiali di San Cristóbal, in Venezuela. Chiuse la stagione con un terzo posto al Giro di Lombardia.Bitossi terminò la sua carriera nel 1978 dopo la stagione con la Gis Gelati, durante la quale vinse ancora due gare riconfermando inoltre il titolo di campione italiano nel ciclocross.  
                          

sabato 21 luglio 2012

VITA NUOVA opera letteraria di DANTE ALIGHIERI completa anno 1292

La Vita nuova è stata la prima opera di Dante Alighieri, un lavoro giovanile steso tra il 1292 e il 1293 che si compone di 35 poesie e 42 brani in prosa. Rappresenta quella parte del memoriale di Dante che segna l'inizio di un genere letterario: quello che espone la storia personale dell'autore e la raccontata in lingua volgare e senza l'intermediazione di un protagonista o di un narratore fittizio. Il titolo sta a significare la vita “rinnovata”, illuminata dall'amore. Si tratta dunque della giovinezza, di quella parte della storia personale di Dante illuminata dall'amore per la meravigliosa Beatrice (Bice di Folco Portinari, sposa di Simone De Bardi) e della rivelazione primordiale che quest'amore gli ha provocato nel fiore della sua adolescenza. Non ha ancora compiuto nove anni quand'egli scorge colei che amerà per l'eternità e che, a sua volta, non è che una bimba di otto anni. Occorre precisare subito che Dante non incontrerà Beatrice che due volte: una prima volta a nove anni e poi soltanto nove anni più tardi, nel mutismo più ostinato della fanciulla e con gli ostacoli invalicabili che si frappongono tra i due. Non c'è mai alcun rapporto né dialogo tra loro. Unico scambio è «il saluto dolcissimo» che Beatrice invia a Dante quand'egli ha 18 anni e che gli provoca la visione dei «confini della beatitudine». In seguito a questo incontro Dante fa un sogno misterioso, descritto nei colori di un surrealismo ante litteram e la sua passione cresce a tal punto da preoccupare alcuni degli amici che gli sono più vicini e risvegliarne la curiosità

giovedì 8 aprile 2010

il sacco di Prato cronache dal 1512(1).pdf - Google Documenti

Il Sacco di Prato 1512 Tutto ebbe inizio quando i Medici furono cacciati da Firenze e fu istituita la Repubblica, segretario della quale fu Niccolò Machiavelli. qui da leggere e scaricare un documento interessantissimo come romanzato su fatti veri successi in quel tragico 28 agosto 1512 qui in rosso i link per aprirlo il sacco di Prato cronache dal 1512(1).pdf - Google Documenti Il Sacco di Prato diventa un docu-film grazie ad una produzione italo-americana: le location in città, Spagna e LondraVIDEO 17 Aprile 2012 Categoria: Cultura, Spettacoli, Vita in città Un film per raccontare con le note del giallo uno degli eventi che più hanno segnato la storia di Prato nel suo 500° anniversario: è stato presentato stamani in Palazzo comunale “La ballata di Prato”, il docu-film sul tragico evento del 1512 e “sulla difficoltà di narrare il dolore oggi” – questo il sottotitolo della pellicola” - del regista Mirco Rocchi, prodotto dall’associazione culturale Alifer e dalla casa di produzione americana indipendente Dirty Poet Film, con il patrocinio del Comune e della Provincia di Prato e in collaborazione con il Teatro Metastasio. Erano presenti il regista, l’interprete principale Stefania Stefanin, l’assessore alla Cultura del Comune Anna Beltrame e il presidente della Fondazione Metastasio Umberto Cecchi. Rocchi ha tratto ispirazione dalla “scoperta” di un poema scritto a fine Ottocento dallo scrittore inglese Eugene Lee Hamilton (1845 – 1907), “The Ballad of the sack of Prato”, mai tradotto in italiano, dedicato appunto all’evento storico che paradossalmente a Prato è conosciuto solo dagli storici. Il film ricostruisce quella giornata di morte e distruzione in cui l’esercitò spagnolo saccheggiò la città mettendola a ferro e fuoco, mentre la Signoria di Firenze rimase inerte guardando Prato bruciare da lontano. «Si tratta di una pagina drammatica della storia della città che deve essere raccontata per arrivare al grande pubblico, non solo agli storici e ai cultori della materia – ha aggiunto l’assessore Beltrame – Il film è poi sicuramente un’occasione in più per far conoscere Prato in Italia e all’estero». Infatti attraverso la Dirty Poet la docu-fiction sarà proposta ai canali della distribuzione televisiva anglosassone, un mercato molto affascinato dalla Toscana e dal Rinascimento. «Prato è una città dalla memoria corta – ha concluso il presidente Cecchi – Abbiamo invece bisogno di recuperare le nostre radici, quelle che hanno prodotto il senso vero della città e la sua identità, altrimenti si rischia di diventare come i set delle città del Far West, che hanno solo la facciata e niente dietro». Le riprese sono già iniziate tra Londra e Prato e si sposteranno anche in Spagna, dove il set sarà ambientato alla tomba del Vicerè De Cadorna, che governò Napoli. Il ruolo del Metastasio sarà quello di fornire diverse location interne al Fabbricone, la collaborazione delle maestranze tecniche e dei giovani allievi della Scuola di Teatro dello Stabile. “La ballata del Sacco di Prato” è una produzione low-budget indipendente che per trovare i fondi necesari utilizzerà lo strumento dei ‘finanziamenti dal basso’, attraverso cui coinvolgere tutti i cittadini pratesi che vogliano diventare coproduttori acquistando in anticipo un biglietto, del costo di 10 euro, sul sito www.produzionidalbasso.com oppure www.laballatadelsaccodiprato.it. Il nome di tutti i finanziatori comparirà nei titoli di coda del film.

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