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sabato 28 luglio 2012

CAMPIONI TOSCANI DELLO SPORT : ZENO COLO'

Zeno Colò (Abetone, 30 giugno 1920San Marcello Pistoiese, 12 maggio 1993) è stato uno sciatore alpino italiano.Fu uno degli sciatori italiani più forti di tutti i tempi, primatista mondiale del chilometro lanciato e campione mondiale e olimpico negli anni 1950.
A causa della Seconda guerra mondiale Colò visse una breve carriera agonistica internazionale: dopo aver iniziato a gareggiare a quattordici anni ed essere entrato nella nazionale a quindici, fu coinvolto nel conflitto mondiale (a Cervinia fece parte della pattuglia sci veloci insieme al maestro di sci e guida alpina Gigi Panei), subendo in seguito anche la prigionia, e riprese a gareggiare nel 1947, a 27 anni. Quell'anno sul Piccolo Cervino a Breuil-Cervinia stabilì il nuovo record del mondo sul chilometro lanciato con circa 160 km orari ..battendo il precedente primato di 136 km/h di Leo Gasperl che resisteva da sedici anni. Anche il record di Colò sarebbe stato duraturo, rimanendo imbattuto per diciassette anni. Con la sua "posizione a uovo alto" fu il precursore della posizione a uovoche ancora oggi tengono i discesisti per ridurre l'attrito aerodinamico, ma, a differenza dei suoi successori, Colò usava sci di legno e non indossava il casco.
L'anno dopo partecipò alle Olimpiadi di Sankt Moritz 1948, classificandosi 14° nello slalom speciale e senza piazzamento in discesa libera a causa una caduta, e vinse la discesa del Lauberhorn; nel 1949 vinse la discesa e la combinata dell'Arlberg-Kandahar e lo slalom del Lauberhorn, risultato quest'ultimo bissato nel 1950
Sempre nel 1950 fu il protagonista dei Mondiali di Aspen, negli Stati Uniti: fu primo nella discesa libera e nello slalom gigante, e sfiorò l'en-plein nello slalom speciale, finendo secondo a tre decimidallo svizzero Georges Schneider dopo essere stato in testa al termine della prima manche Entrambe le sue vittorie possono essere considerate storiche: Colò fu il primo, e finora unico, italiano a vincere la discesa libera ai Mondiali, e anche il primo campione mondiale della storia nello slalom gigante, disciplina che venne introdotta proprio in quell'edizione. Dopo i Mondiali Colò, ormai soprannominato "Star of Aspen" ("stella di Aspen"), prolungò la sua trasferta in Nord America vincendo i Campionati nordamericani .
Due anni dopo partecipò per la seconda volta ai Giochi olimpici. A Oslo 1952 non riuscì a difendere il titolo mondiale nello slalom gigante, dove fu quarto. Il giorno dopo si confermò invece nella discesa libera: il 16 febbraio fu il più veloce degli ottantuno concorrenti sui 2600 m della pista di Norefjell, con il tempo di 2'30"8, pari a circa 62 km/h. La stampa italiana lo ribattezzò "Il Falco di Oslo". Fu la prima medaglia d'oro per l'Italia nello sci alpino ai Giochi olimpici invernali, tuttora l'unica di uno sciatore italiano nella discesa libera. Qualche giorno dopo concluse le sue prove olimpiche con lo slalom speciale, dove fu quarto.
Dopo le Olimpiadi di Oslo Zeno Colò legò il suo nome a un modello di scarponi da sci e a una giacca da sci. In base ai regolamenti dell'epoca venne quindi ritenuto professionista: nel 1954 fu squalificato dalla Federazione Italiana Sport Invernali (FISI) e non poté partecipare alle gare successive. La squalifica suscitò proteste da parte dello sciatore dell'Abetone, che tentò invano di essere riabilitato, e polemiche nell'opinione pubblica per l'esclusione del campione dalle competizioni internazionali. Fu la fine della sua carriera agonistica internazionale: ai Mondiali del 1954 a Åre fu presente solo come apripista nella discesa libera, fu comunque cronometrata la sua prestazione risultando la seconda assoluta, e alle Olimpiadi di Cortina d'Ampezzo 1956 come semplice tedoforo.
Ai Campionati italiani conquistò ventotto medaglie: nove in discesa libera, quattro in slalom gigante, dieci in slalom speciale e cinque in combinata.
Palmarès  

Olimpiadi 

Mondiali  

  • 3 medaglie, oltre a quella conquistata in sede olimpica:

Campionati italiani  

domenica 22 luglio 2012

Accadde a PRATO 28 luglio 1312 - Musciattino il furto della SACRA CINTOLA

Sono passati 700 anni da quella famosa notte quando Musciattino tentò di sottrarre la Sacra Cintola ai pratesi

«Aprite Pistoiesi, ecco la Cintola de’ Pratesi». Chi non conosce il grido di Musciattino davanti alle immaginarie porte di Pistoia?  

Quella frase fa parte dell’immaginario collettivo dei pratesi, dice la storia e l’identità di un popolo, costruite intorno alla reliquia della Cintura di Maria. Fu proprio tra il 27 e il 28 luglio del 1312 che Giovanni di Ser Landetto da Pistoia, chierico secolare ribattezzato con lo strano nomignolo di Musciattino, tentò di sottrarre ai pratesi la Cintola della Madonna. È il più famoso tentativo di furto che la storia cittadina ricordi. E proprio in questa data, il 28 di luglio appunto, quasi a voler riparare nei secoli quell’atto sacrilego, la Chiesa di Prato festeggia la Madonna sotto il titolo proprio «Del Sacro Cingolo». Se famosa è la storia di Musciattino, poco lo è questa festa. I pratesi infatti da secoli si stringono intorno alla «loro» Madonna e alla loro reliquia in cinque date all’anno: Pasqua, primo maggio, Assunta, 8 settembre e Natale. Ma la festa più cara è quella di settembre, in cui la Chiesa ricorda la Natività di Maria. Eppure il calendario liturgico della nostra Diocesi ha una festa «propria» della Madonna del Sacro Cingolo - il 28 luglio appunto – effigiata nella statua capolavoro di Giovanni Pisano (1301 circa).

 Come narra la tradizione, quella notte di sette secoli anni fa, Giovanni di ser Landetto da Pistoia, un chierico secolare detto anche Musciattino, tentò di sottrarre ai pratesi la Cintola della Madonna per portarla nella vicina città rivale. Ma qualcosa andò storto, la storia dice che il ladro divenne improvvisamente cieco, probabilmente punito per il vile furto, e così continuò a vagare per le navate della pieve di Santo Stefano, oggi duomo di Prato. Musciattino credette di essere arrivato davanti alle mura di Pistoia, e invece si mise a bussare al portone della chiesa. Il ladro fu acciuffato e punito in modo esemplare: gli furono tagliate le mani, fu legato alla coda di un asino, condotto sul Bisenzio e qui bruciato. Sullo stipite di una delle porte laterali del Duomo (quella presso l’angolo formato dal campanile) si dice sia rimasta, a estrema testimonianza, l’impronta della sua mano sacrilega.



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